Taijiquan
nella medicina tradizionale cinese,
la riscoperta di un antico linguaggio del corpo.
- Taiji
e Taijiquan: un termine filosofico ed una ginnastica.
Taijiquan è quella ginnastica morbida e lenta
che un visitatore straniero può personalmente vedere
la gente praticare in Cina (ormai anche fuori dalla Cina) nei
parchi o in qualunque luogo disponibile, in gruppi o anche da
soli...... è una disciplina cinese del corpo che ha una
storia molto antica ed ha anche un'origine marziale. Ma da quando
è entrato far parte della cultura medica cinese, è
visto e praticato più come esercizio della salute, allo
scopo terapeutico o preventivo ed alla portata di tutti, che
come un'arte marziale riservata solo a pochi interessati.
La
ragione di questa applicazione, di questo interesse da parte
di tanta gente comune, di oggi e del passato, sta naturalmente
nei benefici fisici e nelle piacevoli sensazioni che si possono
avere dopo gli esercizi, ma oltre a questo, sta anche in quella
armonia e bellezza dei movimenti corporei e quella estrema quiete
mentale che costituiscono un antico linguaggio del corpo, affascinante
e forse anche un po' misterioso, capace non solo di comunicare
una vivace e profonda ricerca della consapevolezza di sè
attraverso il corpo, ma anche di interpretare alcuni principi
fondamentali della medicina tradizionale cinese.
La
medicina tradizionale cinese, come si sa, è uno dei più
antichi patrimoni culturali del mondo. Ha più di cinquemila
anni di storia, e registra le esperienze accumulate riguardanti
l'uomo ed il suo corpo, i suoi sentimenti, i suoi cibi, riguardanti
l'uomo e la natura: terra, mare, stagioni, clima, piante, animali...
Sono conoscenze, diciamo così, empiriche, ma sostenute
da una lunghissima storia ed una affidabilità pratica:
sono conoscenze sul corpo, sugli organi interni ed i loro equilibri,
i loro eccessi o insufficienze, la loro armonia o il loro conflitto.
A testimoniare queste esperienze, ci sono numerosi testi tramandati,
che sono diventati libri canonici che si studiano ancora oggi.
Possiamo citarne due, tra il più rappresentativi. Sono
due opere monumentali note anche negli ambienti internazionali.
Uno è il Huangdì neijing, è un trattato
di medicina interna, la sua compilazione risale a molti secoli
avanti Cristo ed è probabilmente l'opera di diversi autori.
L'altro è Bencao gangmu, ovvero una enciclopedia
erboristica di 52 volumi, con la descrizione dettagliata di
1892 rimedi medicinali, composti maggior parte da quelli di
origine botanica, ma anche da quelli di origine animale e minerale.
E' lopera di un famoso medico del XVI secolo, Li Shizhen,
il quale ha impiegato 27 anni di ricerche e pratica per completarlo.
Queste
esperienze secolari della medicina tradizionale cinese sono
di solito estremamente sintetizzate in punti fondamentali quali
gli otto principi (yin e yang, esterno e interno,
caldo e freddo, pieno e vuoto), e delle 4 diagnosi (osservare,
domandare, annusare e esaminare i polsi). Uno degli aspetti
caratteristici della medicina tradizionale cinese è la
grande attenzione data al concetto di tienren hèyì,
ovvero, l'unità tra il cielo e l'uomo, cioè, ogni
essere umano è una unicità che interagisce profondamente
con la natura, con tutte le condizioni ambientali del contesto
in cui vive. La sua situazione si muta con il mutare della natura,
la sua potenzialità si motiva anche nella potenzialità
del cielo della terra. In questo tipo di esperienza, perciò,
l'approccio medico è molto soggettivo. In un certo senso,
si può dire che la medicina tradizionale cinese vede
più il malato che la malattia, cerca di risvegliare la
capacità reattiva della persona, più che definire
oggettivamente e teoricamente una malattia.
Questo
costituisce ovviamente un limite dal punto di vista scientifico,
ma indubbiamente è anche un lato affascinante ed incoraggiante
dal punto di vista umano. Infatti, la medicina tradizionale
cinese appare come una conoscenza umana così empirica,
ma così vera, così antica, ma anche così
inedita. Anche le terapie, di conseguenza sono soggettive e
sono costituite dalla somministrazione di composti di erbe (variabile
secondo i malati anche se apparentemente hanno la stessa patologia),
quindi dalla regolazione della dieta, dagli stimoli di determinati
punti del corpo con aghi o con il massaggio, e poi appunto da
esercizi attivi di corpo, mente e respiro.
È in questa ottica che discipline secolari e affidabili
come il Taijiquan o il Qigong (un'altra disciplina
più centrata sulla respirazione) trovano i loro spazio
della cultura medica cinese.
Il
Taijiquan consiste nell eseguire una sequenza di
" figure ", ognuna delle quali ha una dinamica completa
ed è indipendente, ma tutte concatenate tra loro, in
modo da formare appunto una sequenza unica, come fosse una rappresentazione
visiva, con i movimenti dell'intero corpo, di un'unica storia
all'interno della quale, tuttavia ci sono delle diverse evoluzioni,
diversi mutamenti.
Le caratteristiche richieste di questi movimenti sono:
1)
scioltezza, morbidezza ed armonia,
2)
continuità ed omogeneità nella concentrazione,
3)
rotondità, vivacità e spontaneità,
4)
equilibrato coordinamento e completezza dei movimenti.
Il tempo richiesto per la sequenza breve è di soli 5
minuti circa e di quasi mezzora per quella lunga e tradizionale.
Poi, naturalmente, ci sono anche altre sequenza di varia durata.
Tutti i movimenti comunque, anche se hanno una certa forza nascosta,
sono esteriormente molto sciolti e lenti. Vedendo questa lentezza
voluta, forse è proprio caso di dire come vostro detto
popolare: "chi va piano, va sano e va lontano lontano"!
Infatti
, secondo gli studi compiuti in Cina, il Taijiquan essendo
una disciplina che richiede:
1.
Un lavoro muscolare, " tranquillo' ma regolare e 'pensato',
coordinato da un altrettanto regolare respiro, migliora molto
l'ossigenazione e la elasticità dei tessuti, migliore
il sistema cardiocircolatorio, il sistema respiratorio, il sistema
linfatico ed il Sistema neurovegetativo. Quindi, in Cina, anche
i malati cardiopatici o asmatici lo praticano regolarmente
2.
Un lento e costante lavoro su tutto l'apparato osteoarticolare,
quindi porta anche ad una correzione della colonna ed una migliore
scioltezza delle articolazioni. Perciò, molte persone
sofferenti di artrosi, di artrite, di osteoporosi, di dolori
reumatici lo praticano con notevole sollievo dei disturbi.
3.
Un più ampio movimento del diaframma e dell'intestino,
dovuto ad una giusta respirazione addominale che a sua volta
è controllata e regolata serenamente da una mente rilassata,
trovano benefici anche molti sofferenti di cattiva di gestione,
di gastrite, di ulcera, di colite. Inoltre, con il miglioramento
del Sistema nervoso centrale, si combatte lo stress, si dorme
meglio e si ha una mente più fresca e vivace. Iinsomma,
detto così, sembra quasi un toccasana! È comunque,
senza esagerazione e fanatismo, una ottima attività fisica
mentale, adatta veramente tutti.
Ma non
sono solo questi i motivi per cui la medicina tradizionale
cinese sponsorizza (diciamo così) questo tipo di esercizi
fisici. Anche altri sport sicuramente hanno una parte di questi
benefici.
Un altro motivo fondamentale è il concetto dei "
tre tesori dell'uomo" Jing, qì, shen che
si trova nella cultura cinese in generale (c'è un detto
che dice: nel cielo, ci sono tre tesori: sole, luna e stelle;
nell'uomo, ci sono tre tesori: Jing. Qi, Shen). Letteralmente,
possono essere tradotti come " essenza, energia e spirito.
Essenza si riferisce proprio alla base materiale del nostro
corpo, energia si riferisce alla sua funzionalità,
e dall'armonia di queste due cose che il cinesi
classificano come yin e yang, nasce anche lo
spirito.
Il
concetto dei tre tesori è un concetto dellintegrità
dell'uomo, della inseparabilità tra corpo è mente.
È quindi anche un principio base della medicina tradizionale
cinese, all'interno di quella materia nota come yangshengxue.
Per comprendere meglio quindi il rapporto del Taijiquan
con la medicina tradizionale cinese, è utile vederlo
nel quadro di Yangsheng. Yang (che non è
yang di yin e yang, il tono è leggermente
diverso) significa nutrire, coltivare, custodire, far crescere...
custodire la vita.Yangsheng è un concetto cinese
di autodisciplina per coltivare la vit. Si tratta,
in genere, di un inseme di igiene, di regole, di esercizi fisici
e spirituali, che ha come scopo il miglioramento della qualità
di vita nei suoi aspetti concreti di salute, di vitalità
mentale, di relazione etc..
E un concetto, una consapevolezza della vera cura di sé,
una consapevolezza che generalmente si raggiunge quando c'è
una sufficiente maturità di vita per capire il senso
profondo dell' "avere cura di qualcosa. È
quindi una filosofia che interessa più gli adulti e gli
anziani che i giovani. I giovani (fino a 25 anni circa) secondo
questi concetti, godono la forza nello splendore dell'energia
yang (qusta volta è proprio yang di yin
e yang) e non hanno il tempo, né la voglia per
pensare a queste cose. Adulti ed anziani invece hanno oltrepassato
il vertice yang e sentono la necessità di conservare
yang e coltivare yin in modo giusto ed adeguato,
non tanto per allungare insipidamente la vita quanto per poter
dare un senso al ricco contenuto di questa fase della vita.
Per
questo, gli antichi partivano da due aspetti elementari: coltivare
il il cuor che significa sia l'organo vero e proprio,
che è l'attività mentale o lo spirito attraverso
la generosità e l'apertura mentale, coltivare i reni
che significa sia gli organi veri propri, sia il corpo, attraverso
il giusto cibo, e il giusto movimento.
Questi due organi, il cuore e i reni, sono simbolicamente rappresentati,
nella teoria dei 5 elementi, o meglio cinque
rapporti o 5 fasi di trasformazioni, da fuoco
e acqua. Larmonia tra fuoco e acqua, con tutto il significato
di comportamento, di alimentazione di zone anatomiche che questi
elementi rappresentano, è quindi uno degli obiettivi
importanti da raggiungere per chi pratica il Taijiquan
o altre discipline fisiche affini. È nato così
fin dall'antichità Yangshengxue, cioè lo
studio di yangsheng, che possiamo sintetizzare in sei
punti:
1.
Spirito e sentimenti -chiarezza, quiete e sobrietà dei
pensieri, ottimismo, determinazione, generosità, compassione,
neutralizzazione dell'ira...
2.
Interessi e ricreazioni -poesie e canti, strumenti musicali
e il gioco degli scacchi, calligrafia e pittura, giardinaggio
ed allevamento di uccelli, pesci o altri animali, passeggiate
ed escursioni, arti marziali ,il tiro con larco.
3.
Alimenti e bevande -semplicità ed adeguatezza della quantità
e qualità, modo corretto della preparazione di cibi,
puntualità di pasti, conoscenza degli alimenti tonificanti
e di quelli terapeutici, controllo di fumo, alcolici, thè...
4.
Abitudini di vita e lavoro -regolarità di riposo e veglia,
stare in luoghi con fengsui adeguato, giusta fatica del
lavoro, controllo e regolazione del desiderio sessuale, curare
in tempo l'insonnia.
5.
Medici e sciamani - più lontani sono meglio è
, sapersi muovere quando è ora di muoversi, saper
restare in quiete quando è ora di stare in quiete, saper
introdurre cibi tonificanti quando è ora di tonificare.
6.
Massaggiare e avere cura di -testa, capelli, viso, orecchie,
occhi, bocca, denti, schiena, addome ed arti... praticamente
tutto!
Ho
tradotto dai testi cinesi e questo è grosso modo il 'contenuto
di di yangshengxue tradizionale. E' un campo dove tutti
di appassionati, da quelli colti e sofisticati a quelli semplici
e comuni, hanno dato dei contributi attraverso millenni di esperienze.
Anche i medici tradizionali hanno elaborato delle discipline
(tipo Taijiquan ed affini) e dato dei consigli (alcuni
preziosi, altri autoironici). Il Taijiquan allora, visto
da questo contesto culturale, medico e filosofico, è
una cura, o custodia dei "tre tesori.
Jing,
Qi, Shen, come dicevamo prima, significano essenza, energia
e spirito. Ma più semplicemente, e per una immediata
comprensione, possiamo anche intenderli come corpo, respiro
e mente. A questi tre tesori quindi, corrispondono ovviamente
tre parti del corpo: la parte inferiore che è il bacino,
la parte centrale che è intorno all'ombelico e la parte
superiore che è la testa. I tre tesori non sono separabili
perché uno è in funzione dell'altro. Nell'esercizio
di Taijiquan, questo fatto è costantemente tenuto
in considerazione, così l'intero corpo è una sola
cosa ed il movimento è uno solo, anche se è composto
da tanti piccoli movimenti perfettamente coordinati di tante
parti del corpo.
Jing
- essenza, in medicina cinese, ha due origini:
1
è del cosiddetto cielo anteriore , cioè
congenito, l'altro è del cielo posteriore
o acquisito, ovvero è assimilato dai cibi attraverso
il lavoro dello stomaco e della milza. Jing ha anche
due compiti, uno è la fornitura della materia base a
tutti gli organi, l'altro è la formazione dellessenza
riproduttiva, quindi liquido seminale e ovuli. Per questo, la
parte inferiore del corpo, la parte dove risiedono gli organi
di produttivi, è tenuta in grande considerazione nei
movimenti di Taijiquan, specialmente per coloro che hanno
disturbi legati a questa parte del corpo.
L'altro
Tesoro , Qi
il concetto di Qi è forse il più originale
della medicina cinese. La parola Qi veramente è
intraducibile.
È energia, vapore, pneuma, soffio, aria..., è
energia corporea e fisiologica, verificabile e percettibile,
ma anche energia della mente o dello spirito, difficile da definire
e misurare. Forse gli antichi, nell'impossibilità di
trovare tanti e diversi ideogrammi, hanno applicato questa parola
a tutte le forme di forza o energia. E paradossalmente forse
proprio questo fatto letterario ha, per così dire, costretto
il concetto di mente e di corpo a tenersi insieme strettamente,
nel pensiero cinese.
Oppure,
e questa è la posizione tradizionale, il concetto di
Qi è proprio quella profonda intuizione degli
antichi sull'esistenza di una unica forza fondamentale,
manifestata in molteplici modi.
Anche Qi ha una parte congenita ed una parte acquisita
che viene dalla respirazione e dall'alimentazione. Ma il concetto
più interessante è forse il concetto dei Jingluòcioè
dei canali attraverso i quali il Qi si muove in tutto
il corpo. I vasi sanguigni fanno parte di questi canali, ma
soprattutto ci sono quelli invisibili che consentono la comunicazione
tra un organo e l'altro, tra l'interno e la superficie del corpo.
Con l'introduzione del concetto di Qi, cioè energia
vitale che scorre lungo il percorsi precisi del corpo, la medicina
cinese ha quindi bisogno anche delle verifiche del soggetto
umano. E la dinamica del Taijiquan va proprio incontro
a questa esigenza.
Ad ogni modo, anche il Qi si muove all'interno delle
regole di yin e yang Il concetto di yin
e yang è il concetto di uno stretto rapporto di
alternanza, di reciprocità, tra due elementi, o aspetti,
opposti; di ogni fenomeno della natura, l'uomo compreso. Per
esempio, luce e ombra, giorno e notte, caldo e freddo, maschio
e femmina, tensione e rilassamento, durezza e morbidezza...
e così via, sono yin e yang o yang
e yin.
In
Taijiquan, yin e yang sono due aspetti,
due contraddizioni, riscontrabili nei movimenti del corpo: per
esempio una gamba piena di forza che sostiene il peso del corpo
è sempre contrapposta all'altra gamba sciolta che cerca
il movimento, una mano che spinge parte sempre da una situazione
di vuoto per arrivare progressivamente ad una situazione
di pieno, una parte più dura del corpo è
sempre accompagnata dall'altra più morbida, un andare
in avanti prevede sempre un andar indietro, se la parte superiore
deve essere leggera e mobile, la parte inferiore deve essere
forte e stabile, un organo interno contratto è sempre
accompagnato da un altro rilassato, etc. Questo gioco infinito
di yin e yang fa sì che praticante ad un
certo punto della maturità, riesca davvero a percepire
lo scorrere di Qi - energia lungo i percorsi ben determinati
e quindi può imparare a controllare e utilizzare il Qi
secondo necessità. E questa non è una cosa da
poco per chi cerca di conoscere sempre di più il proprio
corpo e la propria persona, anche se tutto questo rimane sempre
in una dimensione soggettiva.
Terzo
e ultimo Tesoro, lo spirito.
Questo riguarda la mente, il pensiero.
L'obiettivo è il silenzio o la quiete della mente che
dev'essere indotta attraverso i movimenti del corpo. Una mente
in uno stato di quiete è in grado di riparare o rivitalizzare
le parti del corpo. Questo è possibile solo se la mente
e il corpo sono tutt'uno e questo è possibile solo se
non ci sono spigoli nel corpo nella mente. Per questo i movimenti
di Taijiquan sono tutti curvi, morbidi e rotondi, guidati
da una mente estremamente sciolta ma non addormentata.
Questa
della quiete mentale è un'altra cosa molto interessante
perché ad un certo punto occorre sapere qual è
il vero oggetto da acquietare. Si dice qualche volta che la
vita è film: le sue vicende sono come quelle di una storia
che vediamo sullo schermo. La storia può essere bella,
brutta. Può essere una commedia od una tragedia; c'è
pace o violenza, gioia o dolore: qualche volta siamo spettatori,
altre volte la regia... Vogliamo una storia con un lieto fine
o con un epilogo inquietante. In ogni caso si cerca di dare
un senso a questa storia, perché ormai il racconto è
già cominciato: ma si sono mille pensieri, mille fatiche,
per cui si sente necessità di una pausa, di un po' di
silenzio o di spegne per un attimo il proiettore.
Ecco,
tutto questo non riguarda l'argomento della quiete. La quiete
di cui gli antichi parlavano non riguarda il film, ma riguardava
lo schermo: loro parlavano del cuore o della mente come uno
specchio o come la superficie di una laguna senza un minimo
di perturbazione per poter riflette la vita. Oggi possiamo dire
che è la stabilità dello schermo che ci interessa.
Tutte le tecniche o gli esercizi del corpo, del respiro o della
mente sono esercizi di scioltezza, di quiete, non per acquietare
la vita, ma per tenere fermo lo schermo. In conclusione, se
in Cina Jing Qi e Shen, cioè essenza ,
energia e spirito possono essere delle chiavi di lettura per
capire il rapporto tra il Taijiquan e la medicina tradizionale
cinese, la scioltezza della rotondità dei movimenti,
la regolarità profondità del respiro, la difficilissima
quiete la stabilità della mente, possono essere allora
la grammatica di Taijiquan. Forse per questo,
in Taijiquan si può vedere il praticante quasi
immergersi o perdersi in uno strano spazio pieno ed in un altro
tempo dilatato. Il suo corpo sembra dover superare una certa
resistenza per potersi muovere e la velocità dei movimenti
è così ridotta che sembra di vedere un film al
rallentatore.
Quel
corpo il in continuo movimento sembra quasi che accarezzi con
affetto un qualcosa tra le mani che non c'è. Lungo i
tratti, ora di semicerchi, ora di spirali, le sue mani sembrano
spingere con estrema cura un qualcosa di materiale che tuttavia
non è visibile. E se lo guardiamo con attenzione, il
suo corpo in realtà si muove dentro ad una precisa sfera
che rotola, le sue mani in realtà sono solo dei terminali
di espressione della totalità del corpo, del ritmo profondo
e vitale del suo respiro, della chiarezza e dell'ampiezza della
sua mente.
Ma tutto è così bello, così armonioso,
così vitale che quel corpo in lento e progressivo avanzamento
diventa un immagine, un arcaico e misterioso linguaggio
corporeo, piacevole ed irresistibile, anche per chi lo guarda.
Joseph
Lee (Li Jingtang)
Torino, settembre 2001